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Nel 1979, in occasione del 25° del Gruppo Sportivo Riva la società, in collaborazione con il Circolo Filatelico Rivano, pubblicò un interessante volumetto che raccolse i “primi” 25 anni di storia
della pallacanestro a Riva del Garda. I testi di Vittorio Colombo, noto sportivo locale ed ora apprezzato giornalista de “L’Adige”, ricerca storica di Nino Bellinvia
mentre per documentare lo scritto ci si rivolse a fotografi come Fabio Emanuelli, i fratelli Biatel e i fratelli Speziali. Al dott. Guido Lorenzi, allora assessore alle
attività sportive della Provincia di Trento, fu affidato il compito di presentare entusiasmo e generosità degli sportivi rivani verso la pallacanestro. Il presidente Roberto Angiolini, invece, cercò di spiegare cosa significasse il Riva per il mondo del
basket.
“La risposta più semplice” affermava l’allora presidente del sodalizio rivano Angiolini “si potrebbe ricavare dalle cronache dei giornali che vedono questa associazione oramai da anni al vertice della
pallacanestro regionale: due squadre, femminile e maschile, presenti in campionati nazionali di serie C; titoli prestigiosi, a cominciare da una vittoria nel campionato nazionale della categoria Ragazzi; un
secondo posto alle finali nazionali dei Giochi della Gioventù, innumerevoli vittorie in campionati provinciali e regionali… oppure oltre duecento atleti tesserati regolarmente praticanti lo sport… , o,
ancora, il rimbalzare contemporaneo di ottanta palloni, quanti la palestra ne può contenere, guidati nel palleggio da piccole mani che imparano a destreggiarsi con essi durante una normale seduta di allenamento di
mini basket… , o, un uomo, “Cianci” Amistadi, che alla pallacanestro ha dato e dà (purtroppo oggi non più) quanto è umanamente possibile dare…. |
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femminile |
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In piedi da sinistra: Bruno Negri, Ivonne Negri, Giacomozzi, Giovanna Floriani, "Cianci" Amistadi (allenatore), Ferrari Geta, Cattoi Lina Atel, Ferruccio Vericogna. Accosciati: Lidia Andreatta, Anita Leonardi, Gella de Hibler |
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Ecco, il senso della pallacanestro rivana sta racchiuso in questa frase, nella sua conclusione che celebrava l’uomo, il personaggio Cianci Amistadi, colui che la
pallacanestro a Riva l’ha costruita e portata avanti fino alla sua scomparsa. Oggi quell’eredità è ben conservata da sei anni di permanenza ininterrotta nel massimo
campionato italiano, quella B d’Eccellenza conquistata da un romagnolo purosangue come Gianluigi “Gallo” Galetti, e portata avanti con un progetto giovani che tutti
c’invidiano da un toscanaccio “rude” ma dal bagaglio tecnico immane, Marcello Billeri. Accanto a lui Gianni Asti, già allenatore del Riva prima di Galetti, ed oggi in veste
di “consulente” di Billeri, scopritore di talenti e ragazzini in grado di maturare giorno dopo giorno alla “corte” di Billeri.
Nel 2004, dunque, il G.S.Riva festeggia i cinquant’anni dalla sua fondazione, una storia che si è evoluta in mezzo a tante difficoltà, dai palleggi sul duro asfalto di
Via Pilati all’attuale Palagarda in attesa, si spera, dell’agognato palazzetto.
La storia del Gruppo Sportivo Riva inizia sì
ufficialmente nel 1954, ma risalgono ai primi anni ’20 i primi passi della pallacanestro rivana, quando tal maestro Bagozzi fece conoscere ai suoi alunni i rudimenti della pallacanestro.
Tra i suoi ragazzi anche quel “Cianci” Amistadi già nominato in precedenza, vero motore “rivoluzione” del basket rivano. “Si fa passare la palla nell’anello di ferro posto in alto e si urla.. cesto, ed il gioco
è fatto!” Così il maestro Bagozzi istruiva i giovincelli durante le ore di educazione fisica, oppure nella palestra ginnica della Spiaggia degli Olivi. Poi arrivò Gigi Bonat, uomo di sport che proveniva dalla gloriosa
società Benacense (era portiere della squadra di calcio), che forse nel mettere quella palla a canestro trovò più soddisfazione che bloccarla con le mani su tiro della punta avversaria. |
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1974 - I ragazzi vinconi la fase regionale e quella interregionale di Bergamo. Vincono il titolo italiano di Roseto degli Abbruzzi. Nel
servizio fotografico il rientro festoso a Riva.
La formazione campione nazionale. In piedi da destra: "Cianci" Amistadi,
Sergio Pesarini, Roberto Tonelli, Pier Floriani, Antonio Bariletti, Eugenio Mari, Marco Andreolli, Manfredo Stella, "Mina" Bordignon. Accosciati:
Enzo Ferrari, Lucio Scarezzati, Eugenio Perini (capitano) e Antonio Marinelli |
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Bonat lavorò per un ventennio circa, occupandosi di tutto: dal tracciare il campo e, racconta sempre il giornalista Vittorio Colombo, ad allungare il vino con l’acqua durante i pasti perché gli atleti, perbacco,
solo vino annacquato devono bere. Al massimo una gazzosa! Anima del gruppo era il capitano Achille Chincarini, un vulcano d’iniziative, che fece sistemare un canestro nel cortile della Rocca, roccaforte
veneziana del XIII° secolo oggi sede del Museo Civico, e realizza il primo vero campo da basket di Riva. Curioso notare come, in caso di fuori campo, la palla finisse nel vicino canale che circonda la Rocca. In estate un
vero refrigerio andarla a recuperare dopo un salutare tuffo nelle acque del lago di Garda. A Riva del Garda per il servizio militare, però, arrivò Alfredo Messironi, giocatore della Filotecnica Milano di serie A. Messironi
prese a cuore il destino dei rivani che praticava la pallacanestro, e con la sua consulenza arrivò il tanto sospirato salto di qualità.
Nel 1935 il Giesse Riva vinse un torneo a Rovereto (si giocava su fondo in erba che altro non era che un campo da calcio), poi arrivò alle finali nazionali del
campionato “Opera Nazionale Balilla” del 1935 in barba, forse, al contenuto di un decreto del governo fascista che testualmente recitava: “per giocare a pallacanestro bisogna essere alti ed adoperare le mani”. Nel 1934 la
nazionale olimpica tenne il suo primo raduno a Riva del Garda in previsione della partecipazione alle Olimpiadi di Berlino del 1936, giocando numerose amichevoli con il Giesse, contribuendo a diffondere ulteriore entusiasmo
per quel gioco in zona. Giocatori come Cianci Amistadi, Bruno Negri e Alcide Montagni sono chiamati a far parte della rappresentativa regionale nel 1936, nel 1937 la squadra è invitata a partecipare alle finali del
campionato nazionale “Opera Balilla” di Bari, nel 1939 partecipa al campionato Triveneto vincendolo, unica squadra imbattuta del Torneo. |
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Trento: 1936 - La squadra vincitrice del torneo di pallacanestro.
Da destra in piedi: Alfredo Messironi, "Cianci", Amistadi, Alcide Montagni,Pierino Leoni, Gino Angiolini, Gigi Bonat (allenatore). Accosciati: Gastone Franchetti, Enzo Pizzi.
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La pallacanestro cresce, i giovani ne infoltiscono
le fila, il settore giovanile ha il suo momento di
gloria, mentre il cavalier Camillo Rusconi, per anni
presidente del CONI trentino è prima un suo valente
giocatore e poi dirigente. Nel 1937 nasce la sezione
femminile che dura fino all’inizio del secondo conflitto
mondiale. Durante il conflitto la pallacanestro affina
la tecnica e Italo Negri ne è il suo interprete. La
prima, vera, “mano calda” della pallacanestro rivana
assieme ad un altro grande realizzatore, Giancarlo
Fadanelli. Poi arrivarono Enrico Rossaro, Guerrino De
Lana, Gimo Angiolini, Ugo Monesi, Gazzini “Gran
Bretagna”, Silvio “Bibbia” Lorenzi, Alfredo Trenti,
“Fenner” Castellini, Mario Albertini, quest’ultimo poi
valente arbitro. Dal campo in Rocca si emigrò
all’Oratorio di Viale dei Tigli, con le cronache che
riportavano, sempre, le avventure dei rivani. Epico uno
scontro con la squadra della Michelin, dove più che la
palla in campo si menavano le mani, segno che anche
allora l’agonismo era fonte di scontri accesi. Nasce il
minibasket a cura di Massimo Vivaldelli, Albino Tonelli,
Luigi Mott e altri, schiere di giovani con le scarpe
“fatte in casa” desiderosi di giocare a pallacanestro. |
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1947 - Virtus Pallacanestro Riva (campo oratorio). Da sinistra: "Cianci" Amistadi (allenatore), Giuseppe Malossini, Gianni Castellini, Ettore Betta, Alfredo Trenti,
Mario Albertini. Accosciati: Alvise Squarzoni, Paolo Piccioni, Giancarlo Fadanelli
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Si andò avanti tra trasferte, tornei e diatribe fino al 1948, anno in cui iniziò un periodo di buio pesto che durò quattro anni, fino al 1954, momento in cui il Giesse Riva torna a rivivere grazie al "Cianci", chiamato dopo la "scissione" cosiddetta "dell'Oratorio" che divise la pallacanestro locale in due società, Virtus e poi Giesse Riva, appunto. Molti sono gli aneddoti e gli "scontri" che hanno caratterizzato e caratterizzano tutt'oggi il movimento cestistico rivano, dal campo dell'Oratorio successivamente a quello di Via Pilati, ma immutato rimane l'affetto e l'attaccamento di Riva del Garda verso questo sport che, da ben undici anni (con una "pausa" nella ex B2 che ci ha portato una Coppa Italia con coach Baldiraghi al comando) le regala la gioia del massimo campionato d'Eccellenza, la ex B1 oggi A Dilettanti. Uno sforzo che l'attuale dirigenza porta avanti con impegno e costanza, tra mille difficoltà ma con immutata devozione. |
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Squadra "Cadetti" 1978-1979 Da destra: Mauro de Benassuti, Roberto Torboli, Maurizio Stella, Roberto
Voltolini, Giorgio Tavernini, Massimo Zambon. Accosciati: Luca Zanetti, Guido Santorum, Riccardo De Nardi, Lorenzo Somadossi, Luigi Sodano, Mauro Tobaldi, Michele Angiolini.
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*Riassunto liberamente tratto dalla pubblicazione
“Basket Riva 1954 – 1979, storia della pallacanestro
rivana” edita da Grafica 5 nell’anno 1979 in occasione
dei 25 anni della società G.S. Riva. Testi di Vittorio
Colombo. |
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